
Il post ’68 del professor Joseph
Era il Natale del 1969. Joseph Ratzinger, allora giovane professore universitario, insegnava a Ratisbona. Nell’occasione della festa fece cinque trasmissioni alla radio bavarese sul Natale e sulla Chiesa, che furono poi stampate in alcune lingue, anche in italiano: Fede e futuro (Queriniana, 1971).
In breve il contesto: da poco il ’68 era esploso anche in Germania ed egli ne sintetizzò gli effetti prevedendone le conseguenze sconvolgenti. Entusiasta del Vaticano II, aveva collaborato alla rivista Concilium dei vescovi progressisti. Ben presto capì che la Chiesa di Küng e di Schillebeeckx correva gravi pericoli e insieme con altri teologi moderati ( tra cui De Lubac ) le contrappose la rivista Communio. Nelle cinque trasmissioni tenute per Natale alla Radio bavarese dette un giudizio profetico sulla nuova situazione e sulle difficoltà della Chiesa.

Quella sottile offensiva che parte da lontano: relativismo e nihilismo
La contestazione, che negli anni Sessanta aveva colpito tutte le nazioni occidentali e cristiane era stata molto profonda perché – a suo dire – aveva cancellato, purtroppo senza saperli sostituire, i valori cristiani e la migliore cultura dell’Europa, fondati sulla tradizione cristiana (dignità dell’uomo, diritti naturali). Pertanto, secondo Ratzinger, stavano cedendo il posto a relativismo e nichilismo. A suo dire si trattava di una cesura per la Chiesa molto più profonda delle precedenti, come ad esempio quella della Rivoluzione francese.

Il futuro della Chiesa non risiede in coloro che si adattano agli slogan del giorno
Da qui si genera un tono profetico, la cui forza è pari alla sua straordinaria attualità.
Ecco un primo passaggio inequivocabile: “Il futuro della Chiesa risiederà in coloro le cui radici sono profonde e vivono nella pienezza pura della loro fede. Non risiederà in coloro che non fanno altro che adattarsi al momento presente. […] Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poiché il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. In contrasto con un periodo precedente, verrà vista molto di più come una società volontaria, in cui si entra solo per libera decisione. […] Il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini le cui menti sono più profonde degli slogan del giorno”.

La Chiesa non è di operatori sociali o psicoterapeuti
Ma la parte che più sconvolge e, allo stesso tempo, restituisce sicura speranza è la seguente; “Ciò che rimarrà sarà la Chiesa di Gesù Cristo, la Chiesa che crede nel Dio che è diventato uomo e ci promette la vita dopo la morte. Il tipo di sacerdote che non è altro che un operatore sociale può essere sostituito dallo psicoterapeuta e da altri specialisti, ma il sacerdote che non è uno specialista, che non sta sugli spalti a guardare il gioco, a dare consigli ufficiali, ma si mette in nome di Dio a disposizione dell’uomo, che lo accompagna nei suoi dolori, nelle sue gioie, nelle sue speranze e nelle sue paure, un sacerdote di questo tipo sarà sicuramente necessario in futuro.

Valori teologici fermi e letture attualizzanti che non convincono
In queste giornate benedette e radicate nell’anima del popolo cristiano, per noi cattolici dedicate alla Madre Assunta in Cielo ( stavolta condite da profonde e laceranti polemiche proprio qui in Toscana ), chi scrive esprime la convinta certezza delle profonde ragioni di Joseph Ratzinger, consegnateci addirittura 57 anni fa.
Noi crediamo fermamente all’irriducibilità dei valori teologici, su tutti quello di Maria Madre di Gesù, come timone di una Chiesa che crede nel Dio diventato uomo e ci promette la vita dopo la morte. Tutti gli arzigogoli che piegano i valori teologici verso indulgenti sociologismi e letture storicizzate o, peggio, sperimentano addirittura nuove antropologie non ci interessano.